Quattro giorni di lotta contro i respingimenti di massa in Libia e le morti in mare

L’Ocean Viking salva una delle barche che aveva chiamato Alarm Phone. Fonte: MSF

La scorsa settimana in soli quattro giorni, dal 19 al 22 novembre, Alarm Phone è stato avvisato di 13 barche in fuga dalla Libia, che trasportavano circa 730 persone. Di quelle che ci hanno chiamato, circa 420 persone sono state portatate in salvo in Europa, 287 da navi delle ONG[1] e 133 dalla guardia costiera maltese, mente circa 190 persone sono state intercettate dalla cosiddetta guardia costiera libica e costrette a tornare in Libia. Una barca con circa 25 persone è tornata autonomamente in Libia. Non sappiamo invece cosa sia accaduto ad una barca con 94 persone a bordo.

Oltre a queste 13 barche che hanno contattato con Alarm Phone, siamo a conoscenza di molte altre barche con centinaia di persone a bordo che sono state intercettate dalle forze libiche, mentre sappiamo che circa 182 persone sono arrivate in Italia autonomamente. Possiamo quindi supporre che a novembre, in soli quattro giorni, complessivamente circa 1.500 persone hanno cercato di fuggire dalla Libia.

La barca che ha contattato Alarm Phone il 21 novembre e della quale non conosciamo le sorti trasportava 94 persone, tra cui 13 donne e diversi bambini. Le persone a bordo ci hanno detto che i tubi del loro gommone si stavano sgonfiando prima che il nostro contatto con loro si interrompesse. Da allora non abbiamo più avuto loro notizie. Due navi delle ONG hanno cercato l’imbarcazione per tutta la notte, senza successo. Le autorità di Malta e Italia sono state informate ma si sono rifiutate di coordinare un’operazione di salvataggio. Questa barca non corrisponde a nessuna delle barche intercettate dalla cosiddetta guardia costiera libica e temiamo che possa esserci stato un altro naufragio che rimarrà invisibile.

Lo stesso giorno, il 21 novembre, un pescatore in Libia ci ha informati di un’altra barca che aveva lasciato la Libia il 20 novembre e che non si era messa in contatto con Alarm Phone. C’erano circa 100 persone a bordo. Il pescatore ha testimoniato in modo convincente che lui e i suoi colleghi hanno salvato quante più persone possibili – circa 30 persone – ma sono arrivati troppo tardi per circa 70 altre persone che sono annegate. I pescatori hanno cercato di informare le autorità libiche che però non erano raggiungibili. Uno dei pescatori ha ripetutamente parlato con Alarm Phone ma era troppo spaventato per rilasciare ulteriori prove a causa del pericolo di repressione da parte delle milizie libiche. Autorità, organizzazioni internazionali e media rifiutano di rendere conto di questo naufragio, anche se ora è confermato che almeno 6 corpi sono stati trovati sulla costa di Al Khoms in Libia.

Queste morti in mare sono tenute invisibili. Le autorità europee stanno monitorando pesantemente l’area al largo delle coste libiche al fine di coordinare i respingimenti di massa in Libia. Tuttavia, il destino di diverse barche è sconosciuto e probabilmente non avremo mai risposte poiché nessuno sta cercando le persone disperse. Le autorità europee, spesso raffigurandosi come attori umanitari, rifiutano di prendere parte a operazioni di salvataggio e si limitano a sorvegliare il Mediterraneo dal cielo. Il loro unico obiettivo è consentire respingimenti illegali per delega, costringendo migliaia di persone a ritornare nella zona di guerra libica.

Resistenza collettiva di migranti, Alarm Phone e flotta civile

Il fatto che in soli quattro giorni a novembre 1.500 persone abbiano cercato di fuggire dalla Libia evidenzia che la migrazione continua durante i mesi invernali, periodo in cui tentare l’attraversamento è ancora più pericoloso. Oltre ai naufragi al largo della Libia, 20 persone sono annegate il 24 novembre vicino alla costa di Lampedusa. Questo dimostra che le persone sono disposte a rischiare tutto per sfuggire alle condizioni disumane in Libia. Il Mediterraneo rimane uno dei confini più mortali del mondo. Le persone non dovrebbero rischiare la vita in mare per trovare protezione in un luogo sicuro.

Tra le persone in fuga dalla Libia la scorsa settimana, 365 sono state salvate dalle ONG impegnate in operazioni di ricerca e salvataggio. Cosa sarebbe successo se le navi delle ONG non fossero state lì? Ci sarebbero state ulteriori morti di massa e respingimenti illegali nella zona di guerra libica e le persone sarebbero state portate di nuovo nei campi di tortura. Queste morti non sono incidenti e potrebbero essere evitate. Le autorità europee, tuttavia, continuano a finanziare e rafforzare le loro collaborazioni con le milizie libiche, mentre criminalizzano gli unici attori che tentano di sostenere le persone nel raggiungere un luogo sicuro, confiscando le loro navi e ostacolando le loro operazioni.

Continueremo le nostre lotte quotidiane per sostenere i migranti che attraversano il Mediterraneo. Non smetteremo di chiedere un cambiamento radicale delle politiche migratorie. Esigiamo:

  • Rotte migratorie sicure e fine della violenza ai confini!
  • Il rilascio immediato delle barche delle ONG e la fine della criminalizzazione dei soccorritori!
  • La fine degli accordi europei con le milizie libiche!
  • La fine dei respingimenti illegali attuati con il supporto della sorveglianza aerea europea!
  • Un passaggio sicuro e libertà di movimento per tutti!

 

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Footnotes:

[1] Inoltre 78 persone, che non avevano contattato Alarm Phone, sono state salvate dalla ONG Search and Rescue Aita Mari.

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