Comunicato dopo 1 anno di funzionamento

Sono cresciute, sono diventate ogni giorno più forti e più visibili in questi ultimi mesi: le incredibili lotte sociali e politiche di profughi-e e migranti per la libertà di circolazione. Attraversare il Mediterraneo su piccole imbarcazioni sovraffollate è uno degli aspetti più pericolosi di queste rotte migratorie verso l’Unione Europea dal momento che il suo governo mantiene le vie sicure e legali chiuse e sbarrate.

Particolarmente dallo scorso aprile, il nostro allarme telefonico é contattato ogni giorno da persone in difficoltà in mare, o dalle loro famiglie, comunità o amici. Noi cerchiamo di assicurare che le loro chiamate siano ascoltate e che le operazioni di soccorso siano lanciate in tempi rapidi. Nel Mediterraneo centrale e occidentale, come nel Mar Egeo, ci siamo ritrovati-e in centinaia di situazioni di difficoltà e abbiamo registrato gravi violazioni dei diritti umani.

Oggi, 11 ottobre 2015, il telefono di allarme ha festeggiato il suo primo compleanno. Abbiamo scelto deliberatamente questa data per lanciare il nostro progetto, perché ricorre l’anniversario di un naufragio che ha causato la morte di oltre 200 persone. La situazione precaria della nave era nota, ma le autorità maltesi e italiane erano riluttanti nel rispondere prontamente alla difficoltà di più di 400 persone nel Mediterraneo Centrale. Un anno dopo, abbiamo iniziato il progetto di questo telefono di emergenza, come un numero diretto per le persone in pericolo in mare durante i tentativi di attraversare il confine via mare. Ci siamo quindi posti la domanda: che cosa sarebbe successo se le persone sulla barca fossero state in grado di inviare una seconda chiamata a una linea telefonica indipendente attraverso la quale un gruppo di membri della società civile lanci l’allarme e faccia subito pressione sulle autorità per attuare le operazioni di salvataggio?

Non volevamo più rimanere in attesa, mentre un numero crescente di tragedie si consumavano davanti ai nostri occhi, e non volevamo contenerci ad accusare semplicemente le autorità responsabili dopo la morte di un gran numero di persone. Abbiamo deciso di intervenire direttamente nella zona di frontiera più letale al mondo e creare una linea telefonica attiva 24h su 24h e 7 giorni su 7, gestita da una rete transnazionale di gruppi di attivisti-e e di migranti, provenienti da varie località su entrambi i lati dal Mar Mediterraneo. Anche se non abbiamo la capacità di intervenire fisicamente, dal momento che non abbiamo nessuna nave a nostra disposizione, offriamo consigli e lanciamo il segnale d’allarme quando gente in difficoltà immediata non viene prontamente salvata, o addirittura viene attaccata o respinta dalle autorità di frontiera europee.

Durante lo scorso anno, la nostra rete di attivisti è cresciuta e ora siamo costituiti da più di un centinaio persone, che vivono in diverse città e Paesi. Abbiamo ottenuto il sostegno di molte comunità di migranti, individui della società civile, nonché attivisti-e e organizzazioni in difesa dei diritti umani. Cooperiamo anche con diversi collettivi di attivisti-e che sostengono le persone nel loro viaggio attraverso e al di la dell’Europa. Vogliamo ringraziare tutti-e loro, perché abbiamo imparato molto impegnandoci con voi su questo sentiero. Desideriamo ringraziare i-le nostri-e giovani amici e amiche siriani-e che con coraggio sostengono ogni notte i viaggiatori nelle barche e ci informano in caso di difficoltà.
Quando abbiamo lanciato il telefono di allarme, eravamo lontani dall’immaginare come la situazione delle frontiere marittime d’Europa sarebbe diventata drammatica nel 2015, con più di mezzo milione di persone passate attraverso il mare alla fine del mese di settembre e, ancora una volta, più di 3.000 persone scomparse, annegate e morte.
Nel mese di aprile, in una sola settimana, i naufragi nel Mediterraneo Centrale al largo delle coste libiche hanno causato la morte di oltre 1200 persone. Queste morti sono il risultato diretto della riluttanza dell’Europa per quanto riguarda la creazione di un adeguato soccorso marittimo su larga scala. A seguito di ciò, l’UE non ha intrapreso nessuna azione per prevenire le morti ma ha solamente esteso la sua politica di dissuasione lanciando una campagna militare “anti-scafisti” chiamata EUNAVFOR Med e triplicato il bilancio dell’operazione Triton dell’agenzia di controllo dei confini europei Frontex. Diverse navi militari di soccorso umanitario, come MSF, MOAS e Sea-Watch hanno cercato di colmare questo vuoto e hanno salvato migliaia di vite.

Durante i mesi estivi, sempre più persone sono annegate nel Mar Egeo, che è diventato la rotta più battuta per raggiungere l’Europa. Anche se gli stretti tra la Turchia e la Grecia sono piccoli, il mare, le sue correnti e la potenza dei venti a volte trasformano queste traversate in imprese incredibilmente pericolose. E come se non bastasse, abbiamo più volte assistito al fatto che unità incappucciate di sorveglianza della frontiera hanno attaccato navi di profughi, minacciato I passeggeri, rubato il motore e, a volte affondato le barche. Migliaia di persone, tuttavia, continuano ad arrivare nelle piccole isole greche, e il viaggio verso la loro destinazione non è mai stato così rapido come lo è oggi.

Il passaggio attualmente meno battuto è quello tra il Marocco e la Spagna, ma anche li decine di persone hanno trovato la morte. Il più delle volte, la marina marocchina intercetta con la forza le precarie barche dei viaggiatori e li riportano al luogo dal quale cercano di fuggire.
Abbiamo visto persone in situazione di immediato bisogno tra le centinaia di situazioni di difficoltà. Siamo stati spesso in grado di localizzare le loro barche attraverso le coordinate GPS, di ottenere informazioni sulla loro situazione, fornire assistenza psicologica e dare l’allarme ai servizi di soccorso responsabili e fare pressione in modo che intervengano il più velocemente possibile. Anche se ci confrontiamo con la forte disperazione e sofferenza umana in questi momenti di difficoltà, siamo stati anche ispirati innumerevoli volte dalla volontà di continuare la lotta e di attraversare il mare e di potersi muovere poi verso le destinazioni desiderate in tutta Europa.

Questa estate di migrazione non è ancora finita, ma ciò a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi è stato veramente storico. Il movimento di centinaia di migliaia di persone ha causato la più grave crisi del regime delle frontiere europee mai conosciuta fino ad oggi. Mentre la politica di dissuasione europea tende a trasformare le traversate in lotte per la vita o la morte, queste persone mettono semplicemente in atto la loro libertà di movimento disobbedendo e attraversando le frontiere una dopo l’altra. Mentre i Paesi cercano di effettuare una risurrezione dei loro confini, dispiegando polizia e militari lungo le frontiere, con la costruzione di recinti fatti di filo spinato tagliente come rasoi sempre più insormontabili, essi non riescono a bloccare una tale mobilità umana. Questi viaggiatori sono i nuovi membri dell’Europa e la cambieranno e trasformeranno per sempre. Migliaia di cittadini-e non europei-e li hanno accolti e hanno lottato in solidarietà per passaggi e arrivi sicuri, per diritti e abitazioni e contro la repressione e le espulsioni.

L’Alarmphone ha compiuto un anno e vorremmo poter dire che è inutile continuare il nostro lavoro, perché ci sarebbero passaggi di ingresso sicuri per chi fugge per vari motivi. Ma visto che ciò non è nel prossimo futuro e che il regime di confini cerca di trovare nuovi modi per escludere violentemente queste persone in movimento, ci impegniamo a continuare questa lotta. Noi ci consideriamo come parte del movimento per la giustizia globale e in questa prospettiva lanciamo la campagna ‘traghetti non Frontex’, libera circolazione per tutte e tutti, vie sicure e legali in Europa e una cultura di accoglienza a chi arriva.
Ringraziamo tutti e tutte coloro e che hanno sostenuto politicamente e socialmente il telefono d’allarme durante lo scorso anno, con il loro sostegno e le donazioni. Vorremmo in particolare ringraziare:

  • Le centinaia di rifugiati e rifugiate che ci ha chiamato dalle imbarcazioni: la vostra fiducia e il vostro coraggio sono stati come un dono per noi. É la vostra determinazione che ci anima e ci permette di continuare la lotta.
  • Padre Mussie Zerai; tutte le reti di attivisti-e siriani-e; Nawal Sufi e la sua squadra; il collettivo di Macedonia e tutti e tutte coloro che svolgono un lavoro simile al nostro e ci ispirano con le loro conoscenze e il loro impegno.
  • Tutti i pescatori coraggiosi che hanno salvato centinaia di persone in difficoltà nelle acque turche e greche; i nostri amici e le nostre amiche di Sea-Watch; le squadre di Medici Senza Frontiere e Moas.
  • Tutti gli equipaggi di navi da carico, che non hanno esitato a rispondere rapidamente alle chiamate SOS e hanno fornito assistenza, nonostante non fossero stati equipaggiati o addestrati a condurre le operazioni di soccorso.
  • I membri dei centri di soccorso della Guardia Costiera e coloro che sono scesi in mare e hanno fatto del loro meglio per salvare migranti e rifugiati-e in difficoltà e che, a differenza di alcuni dei loro colleghi, non sono stati coinvolti in pratiche violente e disumane, come il rifiuto di salvare, repressioni, attacchi e altre intercettazioni.

Ringraziamo anche tutti e tutte le nostre amiche e amici che hanno condiviso con noi le loro esperienze di attraversamento del mare in barca: lo scambio con voi ci ha permesso di capire molto meglio l’intera situazione. E tutti gli innumerevoli amici e amiche che hanno offerto il loro sostegno ai membri delle nostre squadre quando avevano bisogno di qualcuno con cui parlare. Infine, tutti e tutte coloro che lottano ogni giorno per la libertà di movimento.

Infine, siamo sempre felici di ricevere donazioni per il nostro progetto:

Indirizzo per le donazioni:

Forschungsgesellschaft Flucht & Migration
Sparkasse der Stadt Berlin
IBAN: DE68 10050000 0610024264
BIC: BELADEBEXXX
Slogan: WatchTheMed-AP
Contatto per informazioni: WTM-allarme-phone (at) antira.info

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